
In Da House · Puntata 7
Come si sviluppa un lungo nel settore giovanile, con Giuseppe Mangone
Con Giuseppe Mangone · la puntata dura 1:35:51
Settimo appuntamento di In Da House, nella nuova fascia del dopocena. L’ospite è Giuseppe Mangone, allenatore con una lunga esperienza nei settori giovanili: ha lavorato a Modena, alla Pallacanestro Reggiana e a Casale, e all’epoca della diretta era responsabile del settore giovanile di Cremona. Il tema è uno solo, e grosso: lo sviluppo di un lungo nel suo percorso giovanile, dall’Under 15 e Under 16 fino alla fine delle giovanili. Insieme a lui c’è Richard, mentre Valerio raccoglie le domande del pubblico. Mangone premette che i lunghi di oggi corrono avanti e indietro senza toccare palla, ma ogni tanto la palla la toccano, e allora devono saperci fare qualcosa.
Esigenti, pazienti, mai compassionevoli
Si parte dall’atteggiamento. All’inizio del percorso il lungo è un ragazzo magari promettente fisicamente, ma poco efficace, leggero, poco coordinato. Per questo bisogna selezionare le informazioni, proporre sfide raggiungibili con fatica, ed essere esigenti: non per il gusto di esserlo, ma per far diventare esigente il giocatore. Quando sarà lui ad avere fame di informazioni, allenarlo sarà più facile. Da lì nasce la durezza mentale, e solo dopo si va sul tecnico e sul fisico.
La pallacanestro è un gioco di errori, e il lungo dovrà conviverci tutta la carriera: l’errore si analizza insieme. Con i lunghi serve forse un po’ più di pazienza, ma pazienza non vuol dire essere buoni, e soprattutto non bisogna farli sentire diversi: stesse responsabilità e stessi stimoli dei compagni più piccoli e veloci, perché dalla differenza nasce la compassione, e da quella bisogna stare alla larga.
C’è poi la fiducia. Il ragazzo alto spesso è timido, con le spalle curve e lo sguardo basso, si sente ingombrante. Se il club investe su di lui, tutta la squadra deve sapere quanto è importante e quanto lo diventerà. E deve sentirlo con i fatti: un lungo importante non è quello che gioca i primi tre minuti, è quello che gioca i minuti importanti e finisce le partite. «Dobbiamo vincere le partite costruendo il giocatore.»
La parola chiave è controllo
La parola che accompagna tutto il percorso è controllo: la capacità di arrestarsi e di cambiare direzione in poco tempo e in poco spazio, con e senza palla. Il lungo che prende il rimbalzo, apre e corre il campo deve saper decelerare e ripartire per una ricezione profonda, al gomito o in punta. Nella pre-stagione, a «pagina 1 del manuale del lungo», c’è l’arresto, e da lì non ci si sposta finché non si è soddisfatti.
Per Mangone il lavoro fisico è la cosa più importante di tutte, e meriterebbe una serata a parte: lavoro posturale, controlli periodici dallo specialista per piedi, ginocchia e schiena, e attenzione all’alimentazione, perché da ragazzini questi giocatori possono essere troppo magri o un po’ in carne.
Non specializzare troppo presto
La specializzazione non parte subito: Under 16 sì, ma con un asterisco, a seconda di quanti lunghi ci sono nel roster e di che livello. E anche dopo, lo sviluppo delle abilità da esterno va avanti per tutto il settore giovanile. Mangone gioca spesso con due lunghi in campo, già con l’Under 15 di quest’anno: uno più vicino al canestro e uno più lontano, che intanto lavora su palleggio, passaggio e uno contro uno fronte a canestro.
Il lungo deve anche usare la voce, perché in difesa vede cose che deve comunicare. Ai ragazzi timidi non viene facile: si usano esercizi in cui ci si passa la palla chiamandosi per nome o si deve urlare qualcosa. A Casale ha avuto un ragazzo che non parlava, e hanno insistito finché la voce non è uscita.
Sul passaggio, che gli sta molto a cuore, cita Sabonis, Nikola Vujcic e Tim Duncan, lunghi che hanno alzato il livello della squadra passando la palla. Nel campionato italiano, fa notare, tra i primi 50 passatori i lunghi sono solo cinque: c’è margine. E tutto nasce dalla confidenza con la palla.
Cosa chiede il mondo senior
Parlando con allenatori senior, Mangone ha raccolto le richieste principali: correre da ferro a ferro, combattere a rimbalzo, fare blocchi efficaci, tenere un piccolo sul cambio difensivo, intimidire, aiutare, tuffarsi. Giocare con i lunghi porta vantaggi chiari: conclusioni vicino al canestro, il dentro e fuori che crea close out, falli subiti che cambiano le partite, posizione per il rimbalzo offensivo, spazio sul perimetro.
In stagione il lavoro passa per tanti allenamenti individuali a coppie, anche al mattino prima di scuola per il tiro, e per molte situazioni di uno contro uno, perché la competizione è legata alla durezza mentale. D’estate, finita la scuola, si possono fare due allenamenti al giorno. Il lungo va costruito per giocare fronte e spalle a canestro: dove collocarlo lo deciderà chi viene dopo. Il ball handling ha un effetto enorme sulla fiducia.
Il tiro, senza fretta
Il tiro libero è per Mangone il tiro perfetto per allenare un lungo: senza pressione, ripetibile, didattico. Sul tiro da tre, a chi lo chiede risponde: quando è pronto, e lo diranno il lavoro e il preparatore fisico. Ha giocatori non ancora pronti fisicamente che però hanno il coraggio di provarci, e non glielo toglie, salvo intervenire se diventa un abuso. La strada è sempre la stessa: si parte da vicino e ci si allontana un passo alla volta. Attenzione anche alle zone intermedie, come i lati dell’area dove Duncan ha costruito una carriera.
Tra gli esercizi quotidiani: il giocatore spalle al coach che, al via, si gira e recupera due palloni lanciati o lasciati cadere, segnando con una mano sola per abituarsi ad allargare le dita; e il Mikan drill, il più vecchio che si conosca, con cui i ragazzi fanno progressi incredibili.
Il contatto e i blocchi
Il movimento meno naturale è quello in opposizione: allontanarsi dalla palla per cercare un contatto e guadagnare spazio. Quando il ragazzo lo fa con continuità è una vittoria, perché diventa un giocatore che ama il contatto, e quel giocatore lo vogliono tutti i compagni. Nell’esercizio a due lunghi, chi riesce a mettere un piede dentro l’area guadagna già un punto.
I blocchi arrivano quando il controllo è soddisfacente, senza un’età fissa. Si lavora sull’ingombro, cioè contenere i piedi del difensore, sull’angolo e su cosa succede dopo. Ma il blocco non deve piovere dall’alto: dev’essere una lettura per aumentare un vantaggio già preso, e il giocatore può decidere di trasformarlo, per esempio in uno slip.
Gli occhi e il video
Un problema che Mangone vede spesso: quando il giovane lungo viene toccato sul gomito, gli occhi vanno al gomito; quando viene spinto sul bacino, gli occhi vanno ai piedi. E così escono dal gioco. Con foto e brevi video, per esempio di un uno contro uno spalle a canestro ripreso a 45 gradi, si mostra come i grandi (Gasol, Duncan, Hakeem Olajuwon contro Ewing) creano separazione con le braccia e tengono gli occhi oltre il contatto. Mentre il corpo assorbe, gli occhi devono vedere.
Il lungo alla fine del percorso
Gli aspetti su cui stringere sono cinque: correre da ferro a ferro, essere un rimbalzista orgoglioso anche se non ancora affidabile, tirare bene i liberi (chi ha percentuali basse non finisce le partite), allenarsi spesso con il lavoro degli esterni, e costruire un movimento forte, poi un secondo: anche i giocatori più forti sono immarcabili in uno o due movimenti. Il canestro con fallo e il blocco fatto con qualità sono segni di mentalità. A rimbalzo, fisicità e orgoglio vengono prima della tecnica.
Alla fine il lungo deve avere piacere di giocare in area, fegato, piedi sotto controllo, mani come pinze in difesa e morbide in attacco. Sulla disciplina cita Rodman, il lungo che faceva le cose che servivano alla squadra. E a chi dice che un sedicenne non è adeguato, risponde che bisogna prima chiedersi se si è fatto tutto per dargli gli strumenti.
I punti chiave
- Essere esigenti per rendere esigente il giocatore; pazienza sì, ma senza farlo sentire diverso dagli altri.
- Un lungo importante gioca i minuti importanti e finisce le partite.
- Il controllo è la base di tutto: l’arresto è la prima pagina del manuale del lungo.
- Niente specializzazione precoce: ball handling, passaggio e gioco fronte a canestro per tutto il percorso.
- Il blocco è una lettura per aumentare un vantaggio, non un ordine che piove dall’alto.
- Mentre il corpo assorbe il contatto, gli occhi devono continuare a vedere.
- Tiri liberi, rimbalzi con orgoglio e due movimenti forti per arrivare pronti al mondo senior.
