Copertina del video: Puntata 24 - Giampaolo Di Lorenzo | Basketball Stars Camp - IN DA HOUSE

In Da House · Puntata 24

Regole e abitudini per mantenere un vantaggio in attacco, con Giampaolo Di Lorenzo

Con Giampaolo Di Lorenzo · la puntata dura 1:04:42

Dopo la puntata sulla difesa, In Da House passa all’attacco. Delle tre fasi che si insegnano agli allenatori, prendere, mantenere e concretizzare un vantaggio, questa volta si parla di quella centrale: mantenerlo. L’ospite è Giampaolo Di Lorenzo, che Simone Pierich presenta come un riferimento della Serie B e con cui ha giocato due anni a Forlì. A condurre è Valerio. Di Lorenzo sceglie un tema da raccontare senza disegni: le regole e le abitudini per conservare un vantaggio.

Regole che diventano abitudini

La preparazione di Di Lorenzo comincia sette settimane prima del campionato, e la prima settimana è solo attacco: i giocatori non sono ancora pronti fisicamente e l’attacco è più difficile da trasmettere come idea. Il primo giorno spiega la differenza tra regola e abitudine. La regola viene vissuta come un’imposizione dall’alto, in uno sport che vive di gioco e libertà. L’abitudine invece si prende in automatico: arrivare mezz’ora prima, restare dopo, stare piegati sulle gambe in difesa senza un allenatore dietro col bastone.

E la domanda che conta, per lui, è cosa sta imparando il giocatore mentre lo alleno. Si può uscire contenti da un allenamento ben preparato senza che ai giocatori resti niente: bisogna parlare con loro.

Tutti consapevoli di cosa succede

Di Lorenzo è stato playmaker per tanti anni, ma non crede più alla squadra gestita da un solo giocatore: con i ritmi e la fisicità di oggi tutti e cinque devono sapere cosa sta accadendo. Bisogna evitare i tempi morti, come otto secondi di passaggi dopo un rimbalzo senza che succeda niente. Per questo dal primo allenamento ci sono regole su quando fare contropiede, quando transizione e quando gioco a metà campo. Le squadre che lasciano troppa libertà, ha visto, nei momenti chiave perdono il polso della partita.

Contropiede, sovrannumero e sovraspazio

Il contropiede è una situazione di sovrannumero e nasce di solito da una palla recuperata o da un rimbalzo lungo preso da un piccolo. Le regole sono precise:

  • 1 contro 0: dopo metà campo, due palleggi e si arriva al ferro, senza rilassarsi, perché sbagliarlo cambia l’inerzia della partita.
  • 2 contro 1: si gioca di passaggio, non di palleggio, facendo muovere i piedi alla difesa. In allenamento il difensore è quasi sempre un piccolo, perché in partita sarà così.
  • 3 contro 1: sembra più facile ma non lo è. Se la palla resta al centro finisce spesso con un tiro dalla lunetta che sembra buono e non lo è: la palla va portata sul lato e diventa un 2 contro 1.

Poi c’è quello che lui chiama sovraspazio: 2 contro 2 o 3 contro 3 con la difesa accoppiata ma tanto spazio per attaccare il ferro.

Cos’è un vantaggio

Per Di Lorenzo c’è vantaggio quando non si ha ancora un tiro ad alta percentuale ma si sono innescati degli aiuti veri: un difensore che non è il proprio sta arrivando a chiudere. Va distinto dalla finta di aiuto con recupero, che va letta.

Mai due penetrazioni di fila

È la regola centrale della serata. Dopo una penetrazione e uno scarico, chi riceve non penetra di nuovo: tira, fa un extra pass, o al massimo usa un palleggio per attaccare un close out o migliorare l’angolo di passaggio. Due o tre penetrazioni di fila riempiono l’area: chi ha penetrato, il suo difensore, chi ha aiutato e i due lunghi. Si finisce ad attaccare a testa bassa, e di solito con un tiro forzato. La seconda penetrazione arriva sul secondo passaggio, quando il primo penetratore ha liberato l’area e la palla l’hanno toccata più giocatori.

Chi riceve deve avere piedi verso canestro, mani pronte e occhi sul canestro. Il gioco è così veloce che più che di lettura parla di preveggenza: capire un attimo prima fa la differenza tra segnare e no. Lo stesso vale per il post basso: la palla che esce dal post è come uno scarico da penetrazione.

Valorizzare il lungo

Questa regola serve soprattutto al lungo, che fa il lavoro più faticoso e spesso non sa dove mettersi: il piccolo gli penetra addosso e poi si arrabbia con lui. Un lungo trattato così smette di bloccare, di correre e di tagliare fuori. Con la regola invece sa cosa fare: sulla prima penetrazione cerca lo scarico, sul ribaltamento tiene la posizione, sul secondo passaggio libera l’area. E se il lungo si sente coinvolto, sprinterà in contropiede e bloccherà più forte.

Allenare cose reali

Una frase che non ama: insegniamo a memorizzare, ma la partita non è un test di memoria. Spesso, dice, si allena un’ora e quaranta di situazioni non reali e venti minuti di cose vere. Si fa tantissimo ball handling, eppure il 90 per cento del tempo i giocatori sono senza palla: smarcarsi, bloccare, giocare con un compagno che penetra.

Le spaziature sono un fondamentale come il tiro. Mario Santarelli gli diceva che con le squadre forti il campo sembra enorme e con quelle scarse piccolissimo, eppure misura sempre 28 per 15. Di Lorenzo insiste sul riempire gli angoli, quel mezzo metro più in basso che i giocatori evitano per fare meno fatica, e sulla profondità data da un lungo sulla linea di fondo. Con le difese di oggi, sempre in aiuto, mezzo metro di spaziatura sbagliata basta a perdere il vantaggio.

Sul come: poca parte guidata, e appena i concetti sono assimilati si va al 5 contro 5, il più difficile da allenare perché bisogna vedere tutto, come un arbitro che arbitra ogni giorno. Le variabili si creano con regole date alla difesa (sempre fondo, raddoppio sul post), con il tempo o con rimesse veloci. La noia è la morte dell’apprendimento.

Giocare sui blocchi

Preparando un clinic a Cantù, la città di Taurisano che lo aveva allenato a Napoli, Di Lorenzo si è accorto che gli americani hanno un nome per ogni tipo di blocco, mentre noi chiamiamo quasi tutto «blocco cieco»: se ti dicono «flare», sai già da che parte girarti. Le sue idee:

  • Chi blocca deve sapere se sta bloccando un uomo o una posizione.
  • Sulle uscite brevi si corre lateralmente, con la faccia verso il canestro, per vedere subito cosa fa la difesa; sulle corse lunghe si sprinta e basta.
  • Il più importante è il passatore: sotto pressione tende a palleggiare verso il tiratore. Deve invece fintare di attaccare il lato opposto per guadagnare spazio. Mike James, allenato a Omegna, lo ha imparato in una settimana.

Blocchi presto o tardi? Dipende dalla squadra: con LeBron James gli dai la palla. I blocchi lontano dalla palla chiedono generosità a tutti.

Il giusto equilibrio dell’io

Si parla tanto di «noi», ma la pallacanestro è anche uno sport di io: senza un po’ di ego non vai da nessuna parte. Lo spiega con i voti: vincere con zero punti dà gioia 8, vincere con 20 dà 10. Serve però l’equilibrio, con due o tre giocatori a cui piace il lavoro sporco. Di Lorenzo cita Matteo Bertolazzi, a Omegna il suo alter ego nello spogliatoio, che rinunciava a tutto per mettere in ritmo i compagni. E Di Lorenzo rivela che nei due anni insieme aveva dovuto far accettare ai compagni il modo di giocare di Pierich, un talento che non andava ingabbiato.

La chimica non piove dal cielo, conclude: si costruisce conoscendo le persone, con pazienza. E dopo una sconfitta il primo a mettersi in discussione è lui.

I punti chiave

  • Le regole vanno trasformate in abitudini, e l’allenatore deve chiedersi cosa sta imparando il giocatore.
  • Tutti e cinque devono sapere quando si fa contropiede, transizione o gioco a metà campo.
  • 1 contro 0 con due palleggi dopo metà campo, 2 contro 1 di passaggio, 3 contro 1 portato sul lato.
  • Mai due penetrazioni di fila: chi riceve tira, passa o usa un palleggio; la seconda penetrazione arriva sul secondo passaggio.
  • Spaziature e gioco senza palla sono fondamentali: si allenano situazioni reali e si va presto al 5 contro 5.
  • Sui blocchi conta il passatore; e l’io va equilibrato, non cancellato.

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