Copertina del video: Puntata 9 - Germano D'Arcangeli | Basketball Stars Camp - IN DA HOUSE

In Da House · Puntata 9

Il settore giovanile e la squadra Under 16, con Germano D'Arcangeli

Con Germano D'Arcangeli · la puntata dura 1:36:19

Nona puntata di In Da House, una domenica in cui sarebbero dovuti cominciare i playoff NBA. Di pallacanestro giocata non si può parlare, e allora si parla di pallacanestro giovanile. L’ospite è Germano D’Arcangeli, responsabile del settore giovanile della Stella Azzurra di Roma e allenatore a Roseto, dove in questa stagione ha avuto in squadra Simone Pierich. In studio ci sono anche Richard Lelli e Valerio. A presentarlo è proprio Pierich: alla Stella Azzurra, racconta, non hanno paura di far giocare i giovani, e di farli giocare davvero, come Nicola Giordano, sedicenne che a Roseto ha fatto vincere diverse partite. Il titolo dell’intervento è la squadra Under 16, ma D’Arcangeli lo trasforma in un viaggio più largo, da fare in forma di chiacchierata.

Al centro il giocatore, non la squadra

Il primo principio della Stella Azzurra è mettere al centro il ragazzo, non la squadra. I ragazzi non «fanno» l’Under 16, l’Under 18 o la Serie A2: ognuno è trattato come un nuotatore nella sua corsia, a cui dare responsabilità e riconoscimento. E quando si può, ci si ferma cinque minuti con lui a verificare se la promessa fatta al momento del reclutamento è stata mantenuta. Giocare a basket, aggiunge, deve essere una scelta del ragazzo, non solo della famiglia.

La sedia a quattro gambe

Per D’Arcangeli il giocatore è come una sedia a quattro gambe: motivazione, aspetto mentale, aspetto fisico, aspetto tecnico. Se una gamba non è in equilibrio con le altre, la sedia non sta in piedi. C’è chi è molto professionale ma ha motivazioni basse, e chi è ossessionato dal basket ma non trova cinque minuti per studiare un fondamentale.

Una constatazione che lancia come stimolo agli allenatori: oggi è più facile che arrivi in alto un grande atleta che un grande giocatore di basket. E se in Italia i ragazzi di 16-18 anni giocano poco nelle prime squadre, dice, è anche colpa dei ragazzi, quando una delle quattro gambe è sbilanciata.

La programmazione non è la partita della domenica

La programmazione deve essere «un fatto di costume, non un fatto di cronaca»: un’idea sviluppata durante tutto l’anno, che non dipenda dal risultato della settimana. A 16 anni sentirsi un fenomeno dopo aver vinto tre partite di trenta punti è la prima cosa che distrugge il lavoro. Bisogna anche cancellare l’orologio dalla testa dei ragazzi: non c’è un troppo presto o un troppo tardi.

D’Arcangeli propone un approccio asimmetrico: lavorare sui pregi, non solo sui difetti. Come a scuola: se sei bravissimo in italiano e scarso in matematica, non serve passare mesi solo sulla matematica. Al ragazzo molto fisico che schiaccia sempre conviene dare certezze su quella strada, invece di deprimerlo ripetendogli che non sa passare.

Niente vittime, niente dato per scontato

Ai ragazzi chiede tre cose: non fare le vittime, non dare niente per scontato (né il posto in partita, né l’allenamento con i senior) e pensare un po’ meno al futuro, cioè ai social e ai like. «Il futuro è oggi»: conta la performance dell’allenamento di adesso. A Simone Pierich aveva chiesto di celebrare anche l’errore, non solo la cosa fatta bene, per spingere i ragazzi a farsi allenare.

Il vittimismo è un rischio vero alla Stella Azzurra: i ragazzi giocano davanti a migliaia di spettatori, e ogni partita giovanile è un derby, perché tutti vogliono battere i campioni d’Italia. La risposta è concentrarsi sull’esecuzione e non sul risultato (non che hai sbagliato il tiro, ma come l’hai sbagliato), e chiarire in anticipo i rischi, proporzionati a quello che il ragazzo sa fare oggi. A Roseto, abituata ai professionisti, non è stato facile far accettare di non togliere subito dal campo un ragazzo dopo un errore. D’Arcangeli ammette che lui per primo tende a «volerli uccidere 36 secondi dopo l’errore», e per questo si circonda di assistenti e giocatori senior che gli fanno rispettare le regole che dà ai ragazzi.

Anche in attacco semplifica: invece di «se è staccato tira, se è attaccato penetra», ai suoi dice «fai canestro»; se non ci riesci è perché ti sei guadagnato un aiuto, e allora passi, o un fallo.

Niente dogmi

Arresto a un tempo o a due tempi, passo zero o no: non esiste un unico modo migliore. Bisogna essere «prigionieri del buon senso, non delle regole». Odia sentirsi dire da un ragazzo «faccio così perché me l’avete detto voi»: vuol dire che lo si è rallentato. Alla Stella Azzurra insegna certe cose, ammette, ma a Forlì probabilmente ne rivedrebbe alcune. Per i 15-16 anni serve un lavoro su misura.

Nei primi mesi, da settembre a novembre, consiglia di ingrandire il dettaglio, come con due dita sullo schermo del telefono: video con frecce, settimane dedicate a un singolo tema tecnico, per esempio la lentezza nel decidere sul pick and roll.

La partita come contenitore di idee

Alla Stella Azzurra si gioca tanto, rispettando la regola delle tre partite a settimana, perché la partita è un contenitore di idee. In allenamento c’è un contratto non scritto tra compagni che si conoscono; in partita no. Le squadre sono destrutturate, e lo staff sceglie chi gioca quale partita: contro una squadra molto aggressiva vanno i ragazzi che devono fare quell’esperienza. Per l’Under 16 vorrebbe provare a concentrare le partite: 15-20 giorni di lavoro senza l’assillo della gara, poi tre giorni di concentramento con tre squadre.

Blocchi e strategia già a 16 anni

Su questo D’Arcangeli è netto: all’Under 16 il lavoro sui blocchi è un elemento fondante, fisico, tecnico, tattico e mentale, anche se il risultato non è ancora efficace. In molti settori giovanili, dice, resta un pio desiderio. E va insegnata la strategia: il tempo, lo spazio, nascondere il proprio punto debole, giocare con il bonus. Prima dello stop ha diviso il gruppo in squadre da quattro, facendo scegliere a loro il tema difensivo e offensivo. All’inizio è stato un disastro, ma i ragazzi hanno capito di essere diversi tra loro e di dover essere inclusivi, arrivando a inventarsi anche una difesa mista.

Come lavora la Stella Azzurra

Ogni giorno un atleta fa un’ora e mezza di lavoro fisico e un’ora e mezza di lavoro tecnico, anche nei giorni di partita. Quando si deve rinunciare a qualcosa si rinuncia al tecnico, perché le finestre di crescita fisica non vanno perse. I gruppi di lavoro mescolano giocatori della prima squadra, dell’Under 16 e dell’Under 18, con un programma giornaliero individuale: un tredicenne può fare da appoggio in un 3 contro 3 a Simone Pierich, e la correzione è sul suo passaggio. Gli allenatori allenano giocatori, non squadre.

Ci sono regole condivise, con il loro perché: si entra e si esce dal campo correndo e tutti insieme, a tavola si aspetta chi non ha finito, e prima di ogni partita c’è un giuramento. Si reclutano i ragazzi capaci di reggere il sistema, dopo una valutazione iniziale. Molto spazio al fondamentale individuale e alla confidenza con la palla, e un lavoro sulla visione fatto con professionisti: visual training, realtà virtuale, un protocollo con La Sapienza. A volte, osserva, il ragazzo non è poco aggressivo: è che non vede.

I consigli a un allenatore

Se ricominciasse, D’Arcangeli non farebbe più il «genitore spazzaneve» che toglie gli ostacoli ai ragazzi, ma li supererebbe con loro. Ascoltare di più, parlare di meno, ed essere decisivi nei momenti che contano: all’inizio era un allenatore che urlava e voleva controllare tutto. Un allenatore è un leader empatico, non un capufficio, e la speranza non è una strategia. Al ragazzo Under 16 che non si sente all’altezza, consiglia di coinvolgere la squadra e lo staff, con piccoli gruppi di ragazzi diversi e un assistente che lo aiuti a fiorire.

I punti chiave

  • Al centro c’è il giocatore, non la squadra: gli allenatori allenano giocatori.
  • Motivazione, mente, fisico e tecnica sono le quattro gambe della sedia, e devono stare in equilibrio.
  • Non fare le vittime, non dare niente per scontato, pensare all’allenamento di oggi.
  • Lavorare anche sui pregi, concentrarsi sull’esecuzione e non sul risultato, niente dogmi tecnici.
  • La partita è un contenitore di idee; all’Under 16 blocchi e strategia sono già fondamentali.
  • Ogni giorno un’ora e mezza di lavoro fisico e una di lavoro tecnico; se si rinuncia a qualcosa, si rinuncia al tecnico.

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