Copertina del video: Puntata 14 - Jacopo Mulinacci | Basketball Stars Camp - IN DA HOUSE

In Da House · Puntata 14

La preparazione fisica nel minibasket e nell'Under 13, con Jacopo Mulinacci

Con Jacopo Mulinacci · la puntata dura 1:26:53

Quattordicesima puntata di In Da House, e per la prima volta non si parla di tattica ma di preparazione fisica, nella fascia d’età che di solito si lascia indietro: minibasket e Under 13. L’ospite è Jacopo Mulinacci, all’epoca della diretta preparatore fisico delle Lupe di San Martino di Lupari, in Serie A femminile. Lo presenta Richard Lelli, che lo aveva già invitato per una settimana al camp estivo di Forlì. Il titolo che Mulinacci dà al suo intervento è volutamente provocatorio: guardare indietro per andare oltre.

Il bambino non è un adulto in miniatura

Il punto di partenza è sapere chi si ha davanti. Con i piccoli si sbaglia in due modi: pretendere che facciano le cose come gli adulti, oppure lasciarli solo giocare. Quello che devono fare, dice Mulinacci, è esplorare e conoscere il movimento.

I movimenti fondamentali, in realtà, i bambini li imparano tutti nel primo anno di vita: rotolare, girarsi, spingere, tirare, gattonare, accovacciarsi, fino a stare in piedi e correre. Sono gli schemi che poi si concatenano in ogni gesto, anche in un terzo tempo. Il problema è che oggi non vengono più esplorati: si sta seduti a scuola per ore, ci si accovaccia solo a metà per sedersi, si fa uno sport specializzato troppo presto. Il risultato è una perdita di funzionalità e di simmetria.

Da qui la sua prima provocazione: prima di dire che un bambino «non sa correre», bisogna chiedersi se sa fare i movimenti fondamentali su cui la corsa si costruisce.

Recuperare i movimenti con il gioco

Per recuperarli propone esercizi presi dalla preparazione degli adulti, trasformati in gioco: il gattonamento senza toccare terra con le ginocchia diventa la camminata del ghepardo, piano quando si avvicina alla preda e veloce quando attacca; l’esercizio supino di coordinazione tra braccio e gamba opposta diventa uno scarafaggio che si muove lento e poi scappa dal fuoco. Da terra ci si rialza fino alla posizione fondamentale, con una spinta delle gambe e l’addome attivo. Serve immaginazione: un cartone, un film, gli eroi che piacciono ai bambini tengono il gruppo dentro esercizi che altrimenti sarebbero noiosi.

Le fasi sensibili e il picco di crescita

Ogni fase della crescita è sensibile a qualità diverse. Prima della pubertà si lavora sul sistema nervoso: velocità, coordinazione, reattività, i primi atterraggi. Nell’adolescenza si aggiunge il lavoro strutturale, forza e ipertrofia.

Il momento chiave è il picco di crescita in altezza: delicato, ma anche il periodo in cui i ragazzi rispondono di più a forza e velocità. Per individuarlo basta misurare l’altezza ogni sei mesi, una cosa che qualunque allenatore o società può fare anche senza preparatore, e che i genitori apprezzano. Nelle ragazze è più semplice: dopo la comparsa del menarca la crescita rallenta, e da lì possono e devono cominciare a lavorare sulla forza. Mulinacci aggiunge che nel femminile ha trovato atlete disponibilissime, che chiedevano di essere allenate.

Ma attenzione all’ordine: aumentare la cilindrata ha senso solo se la macchina sa guidare. Mettere il motore di una Ferrari su una Panda significa schiantarsi alla prima curva.

Il minibasket è un mezzo, non un fine

Il minibasket non serve a vincere le partite: è una tappa per costruire le basi fisiche e tecniche. Sul piano motorio significa padroneggiare gli schemi di base, combinarli e adattarli allo spazio, al tempo e alle situazioni di gioco, e capire i propri limiti, per esempio che dopo uno sprint arriva il fiatone.

Sul metodo, accanto alla libera esplorazione servono anche compiti precisi, a seconda dell’obiettivo. E conta come ci si rapporta ai bambini: dire a un bambino che un esercizio lo renderà più stabile non funziona, dirgli che così correrà più veloce e batterà il compagno sì. Mulinacci racconta di aver sbagliato i primi anni, quando con i piccoli copiava quello che leggeva per i grandi.

Il gruppo va differenziato, anche senza dividerlo fisicamente: per ogni esercizio una versione più facile e una più difficile, così nessuno si annoia e nessuno resta indietro.

Esempi pratici: penetra e scarica e il gioco delle porte

Per il penetra e scarica propone cerchi sparsi sul campo: i bambini corrono in tutte le direzioni e su un segnale saltano in un cerchio libero, con un arresto. Se due arrivano insieme, uno deve accelerare e l’altro rallentare. Poi a coppie, con e senza palla, mano forte e mano debole, fino a un gioco a squadre di passaggi tra coni.

In difesa gli piace il gioco delle porte: i difensori proteggono porte fatte di birilli, prima correndo, poi solo con scivolamenti, mentre l’attaccante accelera e rallenta per batterli. Per i bambini diventa difendere il castello dal drago, e impazziscono.

Under 13: quindici minuti a ogni allenamento

Per l’Under 13 gli obiettivi fisici sono velocità, potenza e agilità, da sviluppare sempre attraverso il gioco. La proposta è di 15 minuti di lavoro fisico a ogni allenamento, cinque esercizi su una qualità, ruotando le qualità nella settimana e nel mese. Il posto giusto è il riscaldamento, da vivere come un momento di apprendimento e non solo di attivazione. E alla fine cinque minuti di allungamento, sempre guidati dall’istruttore e non lasciati mentre lui parla con i genitori.

Le routine fisse: mobilità di caviglia e anca, coordinazione, ritmo della corsa, gattonamento, accosciata, stabilità addominale, meglio se con giochi di lotta. Senza un preparatore dedicato, basta una riunione mensile con quello della società per impostare il lavoro. E i preparatori, assicura, rispondono volentieri a chi chiede un consiglio. Richard aggiunge il conto: 15 minuti per tre allenamenti fanno 45 minuti in più alla settimana.

La forza non fa male ai bambini

Ultimo capitolo, la forza. Molti genitori pensano che i pesi blocchino la crescita; la ricerca, dice Mulinacci, dice altro: un lavoro di forza prescritto e supervisionato porta benefici alla salute e rende i ragazzi più veloci e potenti. Non significa un bilanciere sulle spalle di un bambino: si parte da corpo libero, spinte, tirate con i compagni. E se nessuno si preoccupa dello zaino da dieci chili sulle spalle a scuola, un peso da cinque chili a un bambino che sa già accovacciarsi, con la giusta supervisione, non fa male. I pesi fanno male se proposti in modo scorretto, come qualunque cosa.

Sul rapporto con gli atleti, anche adulti, la differenza non la fa la competenza tecnica ma la fiducia: Mulinacci ricorda il suo primo maestro, Giustino Danesi a Siena, rispettato da tutti perché sapeva toccare le persone sul piano umano.

I punti chiave

  • Il bambino non è un adulto in miniatura: prima si recuperano i movimenti fondamentali del primo anno di vita.
  • Prima di dire che un bambino non sa correre, bisogna guardare se sa fare i movimenti su cui la corsa si costruisce.
  • Misurare l’altezza ogni sei mesi permette di riconoscere il picco di crescita, anche senza preparatore.
  • Il minibasket è un mezzo per costruire le basi; ogni esercizio deve avere una versione più facile e una più difficile.
  • Nell’Under 13, 15 minuti di lavoro fisico a ogni allenamento, dentro il riscaldamento, ruotando velocità, potenza e agilità.
  • La forza va allenata anche nei bambini: i pesi fanno male solo se proposti in modo scorretto.

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