Copertina del video: Puntata 17 - Michele Samaden | Basketball Stars Camp - IN DA HOUSE

In Da House · Puntata 17

Il minibasket a distanza dell'Olimpia Milano, con Michele Samaden

Con Michele Samaden · la puntata dura 1:09:22

Diciassettesima puntata di In Da House, la prima dedicata al minibasket. Il tema è come restare vicini ai bambini quando la palestra è chiusa. L’ospite è Michele Samaden, all’epoca della diretta responsabile del minibasket dell’Olimpia Milano. A presentarlo sono Valerio e Richard Lelli, che lo conosce di persona e ha visto il suo lavoro: per lui è un modello pratico, utile a tutti gli istruttori che seguono la trasmissione. Samaden mette le mani avanti: alla base non c’è niente di geniale, molte società fanno cose simili; la differenza, se c’è, sta nell’organizzazione.

Una classe virtuale per tre squadre

L’idea nasce parlando con il fratello, che lavora anche lui nello sport e gli fa conoscere Google Classroom, lo strumento che le scuole usano per la didattica a distanza. La prima settimana dopo la chiusura i bambini vengono lasciati tranquilli con le famiglie; intanto lo staff costruisce il percorso, pensato fin dall’inizio per durare fino a giugno.

Le tre squadre del minibasket, aquilotti del primo e del secondo anno ed esordienti, nati tra il 2010 e il 2008, sono riunite in un’unica classe. Gli istruttori, gli assistenti e il preparatore atletico sono gli insegnanti; i 65 bambini sono gli studenti. Dalla seconda settimana di marzo ricevono compiti ogni settimana, divisi in sezioni.

Una regola vale per tutto: niente è obbligatorio. La scuola occupa già molto tempo davanti allo schermo, e ogni famiglia ha i suoi spazi. Chi salta una settimana può recuperare quando vuole.

Le sezioni: dalla testa ai fondamentali

L’obiettivo è tenere i bambini attivi mentalmente, fisicamente e anche divertirli, perché in quel momento la parte tecnica è secondaria rispetto alla vicinanza emotiva.

L’allenamento mentale, preparato con il supporto di psicologi, parte da tre domande semplici, come i propri punti di forza e di debolezza e cosa si vuole migliorare, rivolte prima a sé stessi, poi a un compagno, poi alla squadra. Seguono schede di autovalutazione su passione, fiducia, regole, e un esercizio che a Samaden piace molto: un video per completare la frase «io sono importante nella mia squadra perché…».

Negli esercizi, per sei settimane, piccoli allenamenti presi da video già disponibili su YouTube, trasformati in sfide (quante ripetizioni in un minuto) con classifiche. Poi si è passati ai tutorial di freestyle. Nelle abilità, ogni settimana un giocatore NBA, da LeBron James a Kobe Bryant a Michael Jordan, con tre suoi movimenti da riprodurre e filmare; con i video arrivati si monta una top 10.

Nei fondamentali, uno a settimana: palleggio, tiro, passaggio, rimbalzo, stoppata, finte. I bambini guardano video di allenatori e di grandi giocatori e scrivono quali caratteristiche contano di più. Infine la prima squadra: per rafforzare il senso di appartenenza, ogni settimana un giocatore dell’Olimpia e gli highlights di una sua partita. Quando la voglia di scrivere è calata, il compito è cambiato: prima il testo, poi un video da attori, poi riprodurre un’azione del giocatore al canestrino, con tanto di esultanza.

Giochi e materiali fissi

C’è poi l’intrattenimento, scelto però con un obiettivo: giochi che fanno usare la vista e la logica. Trova le differenze sulle foto delle squadre, labirinti sempre più difficili, quiz con immagini di Eurolega, memory con le facce dei compagni e dello staff, vero o falso sul regolamento, cruciverba, puzzle della propria squadra. Alcune sezioni restano fisse: storie raccontate da Federico Buffa, i tiri più incredibili, video motivazionali, citazioni, consigli di film e libri, il gioco dell’oca del minibasket proposto dalla federazione, disegni da colorare e da completare unendo i puntini.

Ogni compito consegnato riceve un commento: un consiglio tecnico, ma anche una battuta sulla cameretta o sui capelli cresciuti, per sdrammatizzare.

Quanto partecipano

All’inizio torna circa il 50 per cento dei compiti, poi la quota scende verso il 40 per cento. Samaden lo considera normale: orari scolastici diversi, non tutti hanno un computer, i più piccoli hanno bisogno dei genitori. E anche gli adulti, dopo settimane di schermo, si stancano. Le attività che hanno funzionato di più sono quelle in cui si riproducono i movimenti dei giocatori con una palla in mano, e i giochi di logica. Una sorpresa: alcuni bambini, nei compiti scritti, hanno mostrato lati che in palestra, con venti o venticinque bambini, non sarebbero emersi.

Zoom, a piccole dosi

Dalla terza settimana si aggiunge un incontro su Zoom alla settimana per squadra, e anche qui la formula cambia ogni due settimane per tenere alta la motivazione. Prima chiacchiere e giochi; poi interviste ai giocatori della prima squadra, tra cui Riccardo Moraschini, con domande scelte tra quelle mandate dai bambini dopo un gioco a indovinelli; poi piccoli allenamenti in casa in sicurezza, con oggetti che tutti hanno: con i suoi 2008 Samaden ha usato una palla, un foglio e una penna. In arrivo un torneo interno con prove mentali, fisiche e tecniche. La regola è sempre la stessa: le attività si fanno in casa.

Un incontro a settimana più la piattaforma libera è, per lo staff, il giusto equilibrio tra stare vicini ai bambini e non sovraccaricarli di tecnologia.

Il questionario ai genitori

Per capire come andava, lo staff ha mandato un questionario anonimo alle famiglie. Alla diretta erano arrivate 30 risposte su circa 60. Il tempo davanti agli schermi è cresciuto molto rispetto a prima; la motivazione per gli incontri su Zoom è più alta di quella per i compiti a distanza, perché i bambini vogliono vedere i compagni; contenuti e carico sono giudicati adeguati, anche se i più piccoli, i 2010, fanno più fatica. L’ultima domanda chiedeva quali cambiamenti i genitori vedessero nei figli: le risposte servono a correggere le proposte nelle settimane successive.

Un’occasione per ripensare il lavoro

Ogni sabato mattina lo staff si riunisce due o tre ore per rivedere le attività. Samaden vede in questo periodo un’opportunità: ripensare a quanto si ascoltavano i bambini in palestra, alla parola in più, alla considerazione in più. E lo strumento può servire anche d’estate, quando di solito i legami si perdevano tra la fine dell’attività e i camp, senza mai sostituire il rapporto umano.

Nella normalità, racconta, ogni squadra ha un capo istruttore e due assistenti, tre allenamenti a settimana da un’ora e mezza e un intervento settimanale di 40-45 minuti del preparatore, lo stesso che segue l’Under 13. Dal secondo anno degli aquilotti si giocano due campionati, uno con i coetanei e uno con i più grandi di un anno, anche per dare a tutti la regola del minibasket dell’Olimpia: ogni bambino gioca almeno una partita ogni fine settimana.

I punti chiave

  • Una classe virtuale su Google Classroom con tutte e tre le squadre: lo staff come insegnanti, 65 bambini come studenti.
  • Niente è obbligatorio: si rispettano i tempi della scuola e delle famiglie.
  • Le sezioni coprono testa, corpo e divertimento, ma ogni gioco ha un obiettivo.
  • Le proposte cambiano ogni due settimane per tenere viva la motivazione.
  • Un solo incontro su Zoom a settimana per squadra, per non sovraccaricare i bambini di schermo.
  • Un questionario ai genitori serve a misurare e a correggere il lavoro.

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