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In Da House · Puntata 8

Il gioco senza palla, dalle giovanili alla prima squadra, con Lorenzo Pansa

Con Lorenzo Pansa · la puntata dura 1:40:23

Ottavo appuntamento di In Da House, con un tema che vale per tutte le categorie, dai più piccoli ai senior: il gioco senza palla. In campo di palloni ce n’è uno, e per la maggior parte della partita si gioca senza. L’ospite è Lorenzo Pansa, allenatore cresciuto nella scuola di Casale; in studio ci sono Richard e Valerio. Pansa sceglie un taglio preciso: non tanto come mettere i piedi per battere l’uomo, ma il percorso da fare con i ragazzi per arrivare a qualcosa che serva davvero a livello senior. È il taglio, dice, che avrebbe voluto sentire all’inizio della sua carriera.

Convincere i ragazzi

Il primo problema è convincere i ragazzi che il gioco senza palla conta. Il bambino che inizia a giocare vuole la palla in mano, e noi gli chiediamo di rendersi utile senza, magari addirittura per un compagno. Per farlo Pansa propone tre chiavi: dare l’idea di sfidare l’avversario anche senza palla, come nell’uno contro uno; far capire che giocare senza palla è un modo per prendere la palla; e dare traguardi di spazio chiari sul campo.

Uno strumento che userebbe di più, se tornasse ad allenare i giovani: le immagini delle partite senior, con canestri facili nati da un movimento senza palla. Cose semplici, che un ragazzo possa copiare per fare due punti in più alla partita successiva.

La tecnica di spostamento

Come per il tiro e il palleggio, serve una tecnica, possibilmente costruita con il preparatore fisico e spiegata con un linguaggio semplice. Prima regola: uno sprint, non una corsa. Poi passi brevi e frequenti, che non vuol dire passettini sul posto senza mai guadagnare un metro.

Sul cambio di direzione Pansa ammette che tra allenatori se ne discute. A Casale si insegnava a incrociare il passo; Giordano Consolini, in un clinic, insegna invece ad aprire i piedi. Pansa non sa quale sia giusto, e con i ragazzi li mostrerebbe entrambi lasciando scegliere a loro. Quello che conta è che ognuno sappia con quale piede sta spingendo. Spesso non lo sa: al clinic di Consolini, alcuni dimostratori Under 18 di buon livello non lo sapevano.

Sfidare l’avversario: il corpo e gli occhi

Il primo passo è leggere la posizione del corpo del difensore rispetto alla palla, l’idea di porta aperta e porta chiusa. Con i più piccoli non è scontato, e si può aiutarli con esercizi a handicap. Pansa mostra clip della sua squadra senior: un taglio davanti o dietro, letto sulla porta aperta, con un cambio di direzione e uno sprint, vale due punti facili. Nelle clip si vede un giocatore che incrocia il passo, come Daniele Merletto, e uno che lo apre, come Niccolò Petrucci: entrambi funzionano.

Giocare contro il corpo riguarda soprattutto chi è vicino alla palla. Lontano dalla palla, sul lato debole, si gioca invece contro gli occhi: appena il difensore gira la testa verso la palla, bisogna essere pronti a punirlo con un taglio. Da qui l’idea di punire gli aiuti: se il mio uomo si stacca per raddoppiare, io taglio in mezzo all’area. Pansa racconta che contro le giovanili della Virtus Bologna questa situazione si ritrova spesso, perché lì la insegnano molto bene.

E un giocatore che da ragazzo non l’ha imparata? Da grande si va per scorciatoie, situazione per situazione. Pansa ha allenato quest’anno un ragazzo con poco tiro, sempre battezzato dalla difesa: con un percorso giovanile diverso, rubare canestri tagliando gli sarebbe venuto naturale.

Giocare per prendere la palla

All’inizio Pansa dà ai ragazzi due traguardi: la riga dei tre punti o il ferro. Sa che non tutti sono d’accordo, perché esistono le posizioni intermedie, ma all’inizio un riferimento chiaro dà sicurezza a chi si muove e a chi deve passare. E con l’immagine di Usain Bolt: se vedi libero il ferro, sprint verso il ferro; se vedi libera la riga dei tre punti, sprint fino a lì. Le posizioni intermedie, spesso tenute per insicurezza, sono quelle che rovinano lo spacing anche nei grandi.

C’è poi un’idea a cui tiene molto: stare fermi. A volte, nelle partite giovanili, sente gridare «muoviti!», e la sua risposta è «anche no». Se lo spazio è libero, stare fermi è un altro modo di giocare per prendere la palla. Il classico taglio con rimpiazzo, per esempio: se il compagno ha attirato l’aiuto, chi è nell’angolo deve restare lì, perché è il passaggio più facile. Fermo non vuol dire immobile: si attivano i piedi con piccoli aggiustamenti di pochi centimetri, ma non ci si sposta di un metro.

Infine «vai dove vedi la palla»: su una penetrazione, se l’area è già occupata, il traguardo diventa la riga dei tre punti, nel punto in cui si vede la palla. Così il ragazzo impara ad avere sempre tre riferimenti: l’avversario, la palla e il campo.

Il traffico è la prima forma di blocco

Quando tutti giocano uno contro uno senza palla nello stesso momento, si crea traffico. Pansa confessa che da giovane allenatore il «casino in mezzo al campo» lo terrorizzava. Oggi dice il contrario: non bisogna avere paura del casino. Se i ragazzi si scontrano perché stanno tutti cercando di essere offensivi, hanno già degli strumenti in più.

La regola per risolvere il traffico è «chi vede risolve»: chi taglia davanti spesso non vede il compagno alle spalle, mentre quello dietro vede tutto, e tocca a lui fermarsi e occupare un altro traguardo. E se andando dove vedo la palla trovo il difensore di un compagno, quello è un blocco primordiale: un velo, quasi un autoscontro, ma crea un vantaggio. Pansa non è d’accordo con chi dice che il primo blocco da insegnare debba essere il blocco cieco: per lui il primo blocco nasce dal traffico. Da lì, crescendo, si passa a giocare per un compagno e poi a restare offensivi dopo averlo fatto.

Il metodo

Nelle prime annate, tanti uno contro uno con uno o più appoggi, cambiando ogni giorno la posizione della palla e dell’attaccante, partendo sempre dal giocare per ricevere. Su tre allenamenti a settimana farebbe almeno una proposta al giorno sul gioco senza palla. All’Under 13 gli occhi del difensore li gira l’allenatore, con un segnale da dietro; all’Under 15 li fa girare il passaggio. La progressione: prima l’uomo, poi uomo e palla, poi lontano dalla palla, poi il «chi vede risolve», poi il traffico che diventa velo e blocco.

Sul piano relazionale, i bambini sono egoisti per natura, e all’inizio va bene così: meglio due uno contro uno, con e senza palla, che finiscono per scontrarsi. Con gli anni si insegna chi sta facendo giusto e chi deve lasciare spazio.

Partire dal fondo

Il consiglio che Pansa dice di aver capito tardi, solo allenando i senior: partire dal fondo. Le partite non le vince lo schema giusto, le vince il giocatore che ruba sei punti leggendo il proprio difensore, o il lungo che capisce di dover restare fuori. Su iniziativa individuale e ordine, a livello senior parla di bilancino: dipende dalla squadra e dai giocatori. Se a un Gianmarco Pozzecco togli la libertà di inventare, lo castri; se a Brett Blizzard, che ha allenato per un periodo l’anno scorso, togli le sicurezze tattiche, lo perdi.

I punti chiave

  • Il gioco senza palla si insegna come una sfida all’avversario e come un modo per prendere la palla.
  • Sprint, passi brevi e frequenti, e sapere con quale piede si spinge nel cambio di direzione.
  • Contro il corpo vicino alla palla, contro gli occhi lontano dalla palla, e punire gli aiuti.
  • All’inizio due traguardi chiari: la riga dei tre punti o il ferro. E a volte stare fermi è la scelta migliore.
  • Non avere paura del traffico: chi vede risolve, e il traffico è la prima forma di blocco.
  • Per costruire il percorso giovanile si parte da quello che serve ai giocatori senior.

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