Copertina del video: La programmazione per una squadra U16/U17 - Federico Danna - Basketball Stars Camp IN DA HOUSE

In Da House · Speciale programmazione

Programmare la stagione di una squadra Under 16 e Under 17, con Federico Danna

Con Federico Danna · la puntata dura 1:47:04

Secondo appuntamento estivo di In Da House dedicato alla programmazione, dopo quello con Marco Crespi sulla squadra senior. L’ospite è Federico Danna, allenatore di settore giovanile maschile con 46 anni di tessera, che parla della fascia Under 16 e Under 17: l’età in cui, al lavoro sui fondamentali e sulla conoscenza del gioco, si cominciano ad aggiungere strutture più vicine alla pallacanestro senior. Danna avverte subito che parlerà solo di maschile, e che sulla parola programmazione mette un punto interrogativo: con l’esperienza, dice, prepara anche il singolo allenamento in modo poco definito, cercando di capire quali risposte dà il campo. Un allenatore con tutto preparato e copiato, come un giocatore in schemi rigidi, limita la propria creatività.

Da dove si parte

Si parte da quello che è stato fatto nelle annate precedenti: parlare con chi ha allenato quei ragazzi, parlare con i ragazzi stessi, valutare gli obiettivi raggiunti in Under 15 e prima ancora. Vale ancora di più nelle società con foresteria, dove proprio in Under 16 e 17 arrivano giocatori nuovi che hanno svolto programmi tecnici diversi.

Poi c’è il confronto con gli obiettivi della società. Per Danna l’allenatore è la persona più importante di un club, ma il centro attorno a cui gira tutto sono i giocatori. Gli obiettivi personali dell’allenatore che spera di farsi notare «devono andare a farsi benedire». Gli obiettivi sono il miglioramento individuale e quello della squadra, cioè imparare a giocare sempre meglio in attacco e in difesa, a campo aperto e a metà campo. Nessuno vuole perdere, ma se si vince così è «un trionfo del sistema»: si vince senza scorciatoie.

Una scelta seria, ogni giorno in palestra

Danna lega le categorie alla scuola. Il salto grosso è il passaggio alle superiori; superato quello, un ragazzo che gioca a pallacanestro ha scelto la pallacanestro. In Under 13, a Biella, erano contenti se un ragazzo faceva più sport. In Under 16 no. L’esempio è il dentista: in Under 13 telefona la mamma e lui accetta; in Under 16 chiama il giocatore, e l’appuntamento non va messo in orario di basket, come non lo si mette in orario di scuola. Cambia anche il senso del divertimento: ci si diverte perché si impara e si migliora.

Il ritmo è di cinque allenamenti alla settimana più la partita, con la domenica come giorno di riposo pieno. Meglio cinque allenamenti da un’ora che tre da due; l’ideale sono cinque da due ore, e un’ora e tre quarti fatta bene è già un ottimo risultato. Dal 24 dicembre al primo gennaio nessuno in palestra e niente tornei; fino all’Epifania lavoro individuale e ripresa, poi si riparte con la squadra.

Il rischio di sovrallenamento, risponde a una domanda, è mentale più che fisico: se la squadra è stanca e annoiata si rallenta, anche con due giorni di riposo.

Gli allenamenti individuali cominciano in Under 16, non prima salvo casi speciali, come un ragazzo alto che ha iniziato tardi. Un allenatore e un giocatore, quasi sempre su tecnica offensiva con palla: palleggio, arresti, ricezioni, partenze, tiri. Si aggiungono quelli di potenziamento con il preparatore fisico.

Poche partite, molto 5 contro 5

Danna gioca una partita alla settimana; i più pronti ne fanno una seconda con l’Under 18. La partita è l’allenamento più importante, una verifica, non qualcosa a cui prepararsi. Per compensare, in allenamento si gioca molto 5 contro 5 vero, con la competizione al massimo. Si impara a giocare solo giocando a 5: il rapporto tra superficie del campo e numero di giocatori conta, e un 4 contro 4 a tutto campo non allena alla partita. Anche le amichevoli vanno giocate contro pari livello e con tutte le regole: tiri liberi, bonus, 24 secondi.

Ruoli, fondamentali, conclusioni

In Under 13 e 14 sono «tutti playmaker»; in Under 15 comincia una piccola divisione, ma Danna non persegue la specializzazione: l’ala di due metri che prende il rimbalzo deve poter spingere in palleggio. Le eccezioni sono il ragazzo che sarà davvero un centro e quello che ha le caratteristiche del playmaker: capire tutto prima degli altri e guidare i compagni in campo.

A tutti si chiedono aggressività difensiva, velocità con continui cambi di ritmo, e intraprendenza con e senza palla: «provocare problemi agli avversari, risolvere problemi ai compagni».

Un giocatore deve diventare ambidestro nelle mani e nei piedi: se gli insegni a partire a sinistra ma la gamba sinistra non ha esplosività, a sinistra non batterà mai nessuno. E va stimolato da subito, già nel minibasket.

Dall’Under 16 i fondamentali diventano individualizzati. L’arresto, il tiro (i famosi piedi a canestro spesso irrigidiscono il movimento), le conclusioni: Danna cita Kareem Abdul-Jabbar e il suo gancio cielo, che Shaquille O’Neal non ha mai usato perché era costruito in un altro modo. Tutti sanno cosa faceva Bodiroga o Navarro; l’Italia non ha giocatori riconosciuti per un movimento, e per Danna è una lacuna degli allenatori giovanili.

La difesa: uomo contro uomo, responsabilità individuale

Danna si definisce «abbastanza talebano» sull’uomo contro uomo: il mio avversario è una mia responsabilità, niente scuse sulle rotazioni o sui blocchi non chiamati. Pressione sulla palla, con una finta per costringere l’attaccante a reagire invece di agire; a un passaggio di distanza si sta sulla linea di passaggio; sul lato debole, più il mio uomo è lontano dalla palla, più io sto lontano da lui. Aiuti, raddoppi e cambi non nascono da rotazioni prestabilite, ma dalla comprensione del gioco. E molto lavoro sul tagliafuori, perché è l’età in cui arriva il contatto. Le tre parole sono autonomia, collaborazione, anticipazione, rinforzate ogni giorno.

In allenamento si difende anche a zona, non per vincere ma per capire il gioco in modo diverso, a partire dai 3 contro 2 in continuità.

Passaggio, corsa, niente schemi

Il passaggio è il fondamentale che determina il gioco di squadra, legato al vedere e al gioco senza palla. Danna richiama Ettore Messina: ci sono squadre che hanno piacere di passarsi la palla e squadre che non ce l’hanno. In alcuni momenti dell’anno la squadra tiene una statistica: quanti canestri nascono dal passaggio e quanti dal palleggio. Il suo schema per età: Under 13 anno del palleggio, Under 14 del passaggio, Under 15 del tiro. E il tiro «cambia la vita ai giocatori».

Una squadra giovanile corre sempre, anche dopo canestro subìto, anche per prevenire il pressing. Senza interruzioni tra transizione e metà campo: se non c’è vantaggio si continua a passare, si rovescia il lato, si va dentro e fuori.

Niente blocchi fino a Natale, e con un’annata nemmeno dopo, perché il campo diceva che serviva ancora uno contro uno. Oggi, dato che il gioco degli adulti è pieno di pick and roll, il piccolo con palla può essere bloccato, il lungo con palla mai. Per il resto nessun gioco organizzato, solo le rimesse dopo Natale. Nessuna preparazione della partita: l’avversario si scopre il giorno della gara, e sono i giocatori a capire durante la partita chi non va a sinistra. Tutto questo cambierà in Under 18. Il 95% del tempo è basi e uomo contro uomo; il resto, un quarto d’ora ogni quindici giorni, è pick and roll, zona e qualche assaggio del gioco d’Eurolega.

Imparare guardando

Contro l’esempio dei campioni che palleggiano per venti secondi, Danna usa l’apprendimento per osservazione: l’«allenamento senza sudore», a vedere allenamenti e partite di chi gioca bene, scegliendo esempi positivi. Nei video individuali si mostrano al ragazzo le sue esecuzioni migliori, non gli errori, che secondo gli esperti fissano immagini motorie sbagliate.

Autonomia anche in partita

Due falli nel primo quarto non significano panchina: il ragazzo impara a stare in campo con due falli. Se l’avversario passa a zona l’allenatore non chiama timeout, perché la situazione è stata preparata in allenamento. Su un parziale di 6-0 il timeout obbligatorio va bene in Eurolega, non in Under 16. In una semifinale nazionale Under 19 con Biella, avanti di tre punti a un minuto dalla fine, rifiutò di ordinare il fallo: lo decidevano i ragazzi in campo. Persero, ma per lui è coerenza.

I punti chiave

  • Si parte da quello che è stato fatto negli anni precedenti; gli obiettivi personali dell’allenatore non contano.
  • Cinque allenamenti a settimana e una sola partita; in allenamento molto 5 contro 5 vero.
  • Dall’Under 16 fondamentali e conclusioni individualizzati, e ambidestrismo di mani e piedi.
  • Uomo contro uomo con responsabilità individuale; aiuti e raddoppi nascono dalla lettura, non da rotazioni prestabilite.
  • Correre sempre e passarsi la palla; niente blocchi prima di Natale e niente gioco organizzato.
  • Autonomia in partita: niente scouting, niente cambi automatici per i falli, niente timeout per risolvere i problemi al posto dei ragazzi.

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