
In Da House · Speciale programmazione
Programmare la stagione di una squadra Under 15, con Bruno Boero
Con Bruno Boero · la puntata dura 2:07:18
Terzo appuntamento dello speciale di In Da House sulla programmazione: dopo Marco Crespi con la squadra senior e Federico Danna con Under 16 e 17, si scende di età e si parla di Under 15, e più in generale di settore giovanile. L’ospite è Bruno Boero, che festeggia sessant’anni di coaching, più della metà nei settori giovanili, e nella stagione in arrivo allena l’Under 15 Gold, ragazzi del 2006, come senior coach nel settore giovanile del Basket Ravenna. Le sue idee sono raccolte in un libro uscito l’anno prima, dove la programmazione annuale è uno dei capitoli centrali.
Itinerari, non sbarre
Boero mette subito le mani avanti: i suoi protocolli di lavoro per fasce d’età sono «guide, non sbarre», da leggere in controluce e adattare a quello che si ha. Quattro allenamenti a settimana o tre, tre assistenti o nessuno: il principio vale lo stesso, purché si cerchi sempre di superare il minimo sindacale.
E nessun ragazzo arriva fuori tempo massimo. Chi si presenta in palestra a 12 o a 17 anni, senza minibasket alle spalle, va accolto: Renzo Bariviera faceva il ciclista e arrivò al basket a 17 anni, poi andò alle Olimpiadi.
Il settore giovanile come una famiglia
Prima della tecnica vengono le condizioni. Un unico punto di riferimento, il responsabile tecnico, che deve sapere tutto. Regole uguali per tutti, dalla propaganda all’Under 20: divise, orari, trasferte, sanzioni, rapporti con le famiglie. Nessun allenatore che si chiude nel suo recinto con il suo gruppo e i suoi genitori. Nessuna etichetta ai ragazzi («non è puntuale», «la mamma fa storie»), perché poi non si tolgono più.
I genitori non vanno ignorati, ma nemmeno frequentati con familiarità: sono «la seconda squadra», devono sapere cosa si fa e vedere tornare a casa un figlio sereno. E un avvertimento: per creare un clima di entusiasmo servono molte persone e molti anni, per distruggerlo bastano cinque minuti di sproloquio di chiunque.
La frugalità tecnica
È il cuore del suo discorso: «la tecnica anticipata è una tecnica sbagliata». L’invito agli allenatori è partire a settembre con un solo bagaglio a mano, lasciando spazio vuoto per quello che si incontrerà strada facendo. Un allenatore giovanile cresce in proporzione alle cose che riesce a non insegnare: schemi, raddoppi, zone particolari, rimesse speciali, rotazioni. Insegnare troppo, dice, «è come mettere del piombo nelle loro Nike nuove».
Per l’Under 15 questo significa tempi precisi: i blocchi da metà stagione, la zona solo in forma generica (anche per saperla attaccare), i pesi solo a 15 anni compiuti, il pick and roll magari a fine anno, il contropiede secondario e le opzioni difensive dall’Under 16 in su. Video e statistiche sì, ma con parsimonia. Se si vuole una statistica utile, Boero propone le palle perse divise per tipo (passi, tre secondi, sfondamento, piede fuori) con i punti che hanno regalato agli avversari: ai ragazzi interessa molto.
Come deve essere un esercizio
Ogni esercizio deve avere difficoltà media, un carattere di sfida, deve poter essere ripetuto cambiando le condizioni (spazio, tempo, angoli, mano, piede perno), deve chiedere qualcosa di preciso, come le gambe cariche, e deve emozionare: il tagliafuori che apre il contropiede, il compagno rialzato da terra dopo uno sfondamento. Dalla diretta è uscita l’idea di un premio a fine anno per chi prende più sfondamenti, e Boero l’ha adottata: ogni pretesto è buono per mettere in luce i piccoli talenti, anche il leader vocale o chi riempie le borracce.
Le regole, una volta dette, non si negoziano: se l’allenamento comincia alle 5, non comincia alle 5 e 5. E una regola che non si può mantenere non si annuncia.
Il piano della settimana e i fondamentali
Il modello base è di quattro allenamenti da 90-120 minuti, con 40-60 minuti di preparazione fisica a settimana affidati al preparatore e circa il 30 per cento del tempo in gioco, 3 contro 3, 4 contro 4, 5 contro 5, sempre sul tema del giorno.
Sul tiro cita Gregg Popovich: non allenarsi a tirare da distanze che non sono ancora le proprie. Ci si allontana di una scarpa al mese, senza prendere difetti. Poi l’uso del piede perno per liberarsi dalla pressione, i passaggi cercando di vedere due o tre compagni (quattro a fine anno), e almeno il 10 per cento del tempo per partenze e uno contro uno.
Ogni giocatore, anche la futura guardia, deve avere un repertorio minimo spalle a canestro: giro dentro e fuori da entrambi i lati, semigancio e gancio con le due mani, «già otto movimenti». La miglior finta di tiro è ricevere con le gambe cariche e la palla alta.
La regola dei tre palleggi
Per lunghi periodi Boero gioca con massimo tre palleggi: al quarto la palla passa all’altra squadra. All’inizio la si perde spesso, poi il giocatore capisce che al secondo palleggio deve già aver visto dove sono i compagni. È la sua regola di restrizione principale a questa età, perché snellisce il gioco e favorisce la lettura.
Niente ruoli, attacco libero
Sulla sua tabella c’è scritto a tutta pagina: per gli Under 15 non esistono ruoli. Niente guardie, ali o centri: tutti devono saper fare tutto, come garzoni di bottega. L’attacco è libero, di lettura: passare e tagliare, backdoor se anticipato, flash, rimpiazzi. Boero ama i movimenti del flex, senza blocchi prima e con i blocchi poi. Il blocco si insegna con una progressione: 2 contro 0, 2 contro 1, 2 contro 2 guidato, libero, e infine con transizione a tutto campo.
Nel contropiede primario (1 contro 0, 2 contro 1, 3 contro 2) gli piace la doppia apertura, così tutti imparano a portare palla, e chiede ai ragazzi di sapere quanti difensori hanno davanti prima ancora dei dettagli. A rimbalzo offensivo vanno i tre più vicini, gli altri due bilanciano.
In difesa, a uomo con due linee di riferimento e regole fisse, e un «controllore del traffico aereo», l’ultimo uomo sul lato dell’aiuto che vede tutto e guida i compagni. Il pressing a tutto campo solo ogni tanto: aggredire per 40 minuti avversari più deboli gli sembra poco etico.
Fermare il gioco per farlo capire
Per insegnare a capire il gioco, Boero ferma la partitella, rimette ognuno nella sua posizione e chiede: cosa avresti potuto fare? Il tiro era libero, ma il compagno più vicino al canestro? Bastano pochi secondi, e siccome i ragazzi vogliono giocare, staranno più attenti. Il principio resta far giocare e lasciar giocare.
Dall’anno al giorno
La programmazione scende per gradi: l’anno, il mese (per ognuno cosa fare in attacco, difesa, transizione, tiro, preparazione fisica), la settimana, e il menu del giorno, con una casella per le idee del prossimo allenamento. «Per fare un buon allenamento non basta essere simpatici.»
A fine anno compila una pagella da passare all’allenatore successivo che non parla di palleggio e tiro: autonomia, autostima, rapporto con l’errore proprio e altrui, creatività, comprensione del gioco, piccoli talenti nascosti, leadership (in campo, vocale, di panchina, di spogliatoio). E i sogni vanno lasciati grandi: al ragazzo appena arrivato, scoordinato, che gli ha detto di voler giocare in NBA, ha risposto «bravissimo».
I punti chiave
- I protocolli sono itinerari da adattare, non sbarre; nessun ragazzo arriva fuori tempo massimo.
- La tecnica anticipata è sbagliata: blocchi da metà stagione, pesi a 15 anni compiuti, video e statistiche con parsimonia.
- Per gli Under 15 non esistono ruoli: tutti devono saper fare tutto, anche spalle a canestro.
- La regola dei tre palleggi obbliga a vedere il gioco prima e favorisce l’attacco di lettura.
- Fermare il gioco e chiedere «cosa potevi fare» insegna a capirlo.
- Programmazione per anno, mese, settimana e giorno, e a fine stagione una pagella sulla persona, non solo sui fondamentali.
